Saranno le mamme Millennials a cambiare l’Italia?

Italian
23/01/2018

Per i Millennials il work-life balance è una priorità assoluta, ma in Italia oltre 25mila neomamme sono costrette a scegliere tra famiglia e carriera.

E così sono diventanti grandi. I bambini nati tra gli anni Ottanta e i Duemila, quelli della televisione commerciale, quelli che aspettavano che il fischio del modem 56k desse il via libera per Internet e poi si son ritrovati sempre connessi con lo smartphone in mano, quelli che dalla musicassetta son passati al cd poi a Napster e agli mp3 e infine allo streaming di tutto – musica, video e vite stesse – alla fine sono cresciuti.

Work-life balance: per i Millennials è il primo criterio di scelta
nelle decisioni riguardo la propria carriera

La vita da adulti, adesso, è affare anche loro e in alcuni casi la realtà fatica a conciliare con le aspettative e le consuetudini cui i Millennials sono stati abituati. In ambito professionale, per esempio, uno dei fattori che ha maggior peso nelle scelte della nuova generazione è la possibilità di mantenere un buon work-life balance.

Nel 2016, in Italia 24.618 mamme hanno lasciato il posto di lavoro:
conciliare famiglia e carriera è spesso troppo difficile

Aspettativa difficile da soddisfare in Italia se è vero, come dicono le statistiche rilasciate da Ministero del Lavoro e Ispettorato, che nel 2016 24.618 mamme di bambini al di sotto dei tre anni hanno scelto di licenziarsi dal posto di lavoro per difficoltà a conciliare famiglia e carriera.

La vita oltre il Cloud: il lavoro dei Millennials

Che il work-life balance sia un aspetto importantissimo per i Millennials non deve sorprendere. Cresciuti nell’era dell’esplosione delle potenzialità della rete e delle comunicazioni mobile, sono abituati a considerare normale essere sempre “online”.

Prima c’erano il tempo della vita privata e quello del lavoro.
Oggi non è più così.

L’esperienza di una netta separazione tra vita privata e lavoro è consegnata ormai al passato. La normalità è controllare l’email appena svegli o poco prima di andare a dormire, scrivere un messaggio whatsapp a colleghi e superiori anche dopo le 18, dedicare qualche ora della domenica pomeriggio a rispondere all’e-mail o organizzare l’agenda della settimana.

Per i Millennials vita privata e lavoro a volte si sovrappongono:
farli andare in armonia è un’esigenza più che un desiderio 

Per i Millennials, grazie alle tecnologie che usano da sempre, vita privata e lavoro si toccano, si sfiorano e talvolta si sovrappongono: trovare un’azienda e un lavoro che garantiscano la maggior flessibilità possibile per farli andare in armonia è basilare.   

 I titoli e i benefit non sono segno del successo.
Un buon work-life balance rende felici.

E così, secondo la ricerca 2016 Millennial Survey condotta da Deloitte, il 16,8% dei Millennials valuta le opportunità di carriera in base al work-life balance che consentono. Un criterio che si lascia alle spalle (con il 13,4%) le opportunità di fare carriera e la flessibilità d’orario (11% delle preferenze).

Numeri certificati anche dall’indagine Generation Now Survey (condotta su un campione di oltre 3.500 professionisti Millennials in tutto il mondo da WSG), secondo cui a guidare le scelte di carriera dei Millennials è proprio la ricerca del work-life balance perfetto nel 28% dei casi (mentre la possibilità di ricoprire ruoli di leadership si ferma al 20% in Europa e Nord America). Un risultato che non conosce confini: un buon work-life balance, stando alle evidenze dello studio, è il primo fattore di scelta per i Millennials del Nord America, d’Europa, del Sud America, dell’area asiatica, dell’Africa e del Medioriente.

Decidere come e quando lavorare
per non dimenticarsi la vita:
questo è il successo per molti Millennials.

Per molti Millennials il successo è avere maggior libertà possibile per gestire il lavoro e la vita privata in modo da non lasciare indietro nulla.

Non è un caso che la ricerca di WSG attesti come il 75% dei Millennials vorrebbe poter sfruttare maggiormente le tecnologie disponibili, avendo più numerose occasioni per lavorare in remoto (migliorando così il work-life balance).

 

 

L’Italia non è un Paese per mamme (lavoratrici)

E ora che sposarsi, mettere su famiglia, fare dei figli spetta ai Millennials, lo scenario italiano letto attraverso i dati raccolti da Ministero del Lavoro e Ispettorato appare difficile.

In Italia, le mamme si dimettono
per accudire i figli molto più dei papà

Nel 2016, le dimissioni volontarie per genitori con figli fino a 3 anni d’età sono state 37.738, di cui 29.879 sono state presentate donne (ne trovate notizia per esempio su La Stampa). Tra le mamme in questione, solo 5.261 hanno cambiato azienda, il che significa che 24.618 donne diventate mamme da poco hanno rinunciato al lavoro specificando come motivazioni difficoltà di assistere il bambino.

Significativo che le dimissioni dei papà abbiano ragioni diverse: su 7.859 abbandoni del posto del lavoro, 5.609 sono passaggi ad altra azienda e solo i rimanenti episodi legati a difficoltà familiari.

Pochi asili nido, servizi troppo costosi,
nonni ancora al lavoro:
meno guadagni più è facile dimetterti.

Ad analizzare appena più a fondo i dati balza all’occhio come le difficoltà riscontrate dalle mamme italiane tocchino proprio l’aspetto della sfera professionale che più sta a cuore ai Millennials: un buon equilibrio tra la vita privata e il lavoro (work-life balance).

Dai numeri, infatti, emerge chiaramente come a bassi guadagni corrisponda quella che è vissuta come una necessità di dimissioni: 28.102 dimissioni infatti si sono registrate tra operaie e impiegate, mentre solo 680 hanno riguardato quadri e dirigenti.

Si sono dimesse 28.102 operaie e impiegate,
680 quadri e dirigenti: le dimissioni sono necessità

Pochi asili nido e con rette troppo alte, servizi per l’infanzia costosi, nonni ancora al lavoro: quando non si ha uno stipendio elevato a fronte di un lavoro full-time, molte donne ritengono sia meglio rinunciare al lavoro e dedicarsi a crescere il bambino.

Un fenomeno che non si spiega solo con le storture del mercato del lavoro italiano (per esempio le disparità di genere nelle retribuzioni), ma che ha radici anche nell’universo culturale italiano, nel modo in cui la nostra società è organizzata e in un welfare state che fatica a tenere il passo dell’attualità.

 

Arriverà il cambiamento?

E allora, ammesso e non concesso, che in breve tempo toccherà ai Millennials assumere posizioni di vertice anche nel nostro Paese sarà l’occasione per cambiare i criteri e i valori alla base del mondo produttivo e dei servizi sociali?

Sarà questa generazione, che come dicono le ricerche avverte in maniera così forte l’esigenza di un nuovo bilanciamento tra tempo dedicato al lavoro e tempo dedicato alla vita privata, a portare avanti una piccola e significativa rivoluzione culturale sullo scenario italiano?

Le difficoltà che ancora esistono per le mamme Millennials nel conciliare lavoro e vita privata spingeranno verso una revisione dell’organizzazione del lavoro e delle politiche per la genitorialità?

Se ogni difficoltà è anche un’opportunità, questa potrebbe essere una buona occasione per l’intero Paese.